Ingres aiuta l’Italia a riscoprire l’arte al tempo di Napoleone

Ok, questa volta partiamo dalla fine: sto per scrivervi di una gran bella mostra che consiglio a tutti di visitare, sia che siate dei veterani dell’arte, sia che siate dei neofiti.

Si tratta di Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone, aperta a Palazzo Reale a Milano sino al prossimo 23 giugno.

Come il titolo suggerisce non siamo in presenza d’una mostra monografica, bensì d’una esposizione di grande intelligenza in grado di ragionare attorno alla produzione artistica d’un particolare momento storico, tenendo come fil rouge, potremmo chiamarlo Virgilio per l’occasione, il pittore francese Jean-Auguste-Dominique Ingres, fisicamente allievo di Jacques-Louis David, spiritualmente allievo dei grandi maestri del passato tra i quali Jan Van Eyck e Giulio Romano, sempre sotto l’imperante egida di Raffaello, insostituibile nume tutelare per la sua arte. Ebbene, la mostra traendo spunto dal frastagliato e altalenante percorso artistico di Ingres traccia per il visitatore le linee guida della pittura al tempo di Napoleone narrandoci, in precise ed efficaci sale disseminate di confronti diretti, circa l’evoluzione della pittura dagli apparentemente inamovibili stilemi del neoclassicismo al loro graduale superamento.

La prima sala rende bene l’idea di come la curatrice Florence Viguier-Dutheil abbia lavorato: non per mitizzazione dell’artista/star, come di frequente si vede nelle mostre negli ultimi anni, ma per ricerca e ragionamento, per confronto diretto di opere dalle quali è possibile ricavare informazioni e spunti di riflessione. È questa la sala dedicata al nudo, alla rappresentazione del corpo umano nella sua essenza carnale, è la sala delle cosiddette accademie, dipinti anatomici che stanno a metà tra un raffinatissimo studio e una opera finita priva d’un vero soggetto. Jacques-Louis David le ha rese celebri e proprio con un suo dipinto si apre la mostra. È la radice della pittura di Ingres, che qui impara un metodo e l’importanza di aderire, in quel preciso momento, al neoclassicismo, stile artistico amato dai più soprattutto dopo le rivoluzioni davidiane e al contempo stile che impone uno studio e una riscoperta di determinati modelli passati. Accanto al Nudo maschile detto Patroclo, opera di michelangiolesca e caravaggesca memoria dipinta da David durante il suo viaggio in Italia, possiamo ammirare due opere di François-Xavier Fabre e altre due proprio di Ingres. Il confronto diretto tra le opere permette al visitatore di notare agilmente punti in comune e punti di rottura tra i dipinti. Senza dilungarci in disamine che risulterebbero prolisse e un po’ fuori luogo, è importante notare come, germinali, siano presenti tanto in Fabre quanto in Ingres i prodromi del superamento del neoclassicismo davidiano in quelle che potremmo definire come superfetazioni tese, forse non sempre a questa data con consapevolezza, alla trasformazione osmotica dello stile in qualcosa che, attraverso molteplici percorsi, condurranno la pittura europea verso il multiforme romanticismo.

La sala successiva è altrettanto valida, anche se meno immediata. Cito una piccola copia ad acquerello del Giuramento degli Orazi di David (l’originale, opera manifesto del neoclassicismo, è del 1784-85) non perché sia di pregevolissima fattura, bensì perché è importante che il visitatore abbia davanti agli occhi nel percorso di mostra quello che è probabilmente il primo riferimento per i pittori francesi di quella generazione. È un ottimo strumento divulgativo ed è giustamente in parte obliato dall’opera che lo affianca, la Venditrice di amorini dipinta da Joseph-Marie Vien nel 1763. Questo dipinto, certamente non celebre ai più come altri esposti in questa mostra, è in realtà uno dei primi veri crocevia della pittura della seconda metà del Settecento, non solo francese, ed è propedeutico alle innovazioni di David per varie ragioni. Innanzitutto Vien è il maestro di David. In secondo luogo questo dipinto è una rivisitazione molto fedele dell’affresco ad analogo soggetto databile I secolo dopo Cristo e rinvenuto nel 1759 a Villa Arianna a Castellamare (attuale Castellammare di Stabia) e divenuto in brevissimo tempo uno dei soggetti più dipinti dai pittori dell’epoca. L’importanza del dipinto di Vien sta nell’aver adattato il riscoperto tema antico alla sensibilità moderna, istoriandolo in un interno formalmente caratterizzato dall’elegante essenzialità dello stile neoclassico, nell’aver riprodotto vesti e acconciature all’antica, dando così una sferzata importante all’abbandono degli esacerbanti orpelli rococò, pur senza ancora rinnegarne una certa frivolezza.

Dopo queste prime sale di efficacissima introduzione al contesto artistico, la mostra prosegue e permette al visitatore di incontrare tanti e sensibili spunti. È davvero notevole l’accostamento che viene fatto tra il neoclassicissimo Ippocrate rifiuta i doni di Artaserse del 1792, dipinto paratattico come il fregio d’un sarcofago romano, e il Sonno di Endimione realizzato nell’anno precedente. Entrambi i dipinti sono di mano del pittore francese Anne-Louis Girodet-Trioson ed entrambi sono sono stati creati durante il suo viaggio in Italia. Malgrado ciò, le tele non potrebbero essere più antitetiche: al neoclassicismo davidiano dell’Ippocrate si contrappone la sfumata mollezza dell’abbandono dell’Endimione, opera celebrativa d’un tema mitologico sì, ma trattato con una sensibilità totalmente nuova, correggesca per le luci e romantica per le ombre. Il tema stesso del sonno, così indagato, è a questa data peculiare di una certa produzione assolutamente lontana dal neoclassicismo parigino, come testimoniato in vario modo da opere quali l’Incubo di Johann Heinrich Füssli del 1781 e da Il sonno della ragione genera mostri di Goya del 1797. Questa sensibilità che porta sempre di più ad amare l’inconscio è evidenziata in mostra anche grazie altre due opere di un certo rilievo. Sono due rappresentazioni della Malinconia, entrambe databili 1801. La prima è di François-André Vincent, anch’egli allievo di Joseph-Marie Vien e principale rivale neoclassico di Jacques-Louis David; la seconda è di Constance-Marie Charpentier, pittrice allieva di David, eppur così vicina stilisticamente al dipinto di Vincent, il quale testimonia la perfetta, spesso tralasciata, compenetrazione degli stili, in un’opera dove gli echi neoclassici risuonano sottotraccia per dar enfasi a un languido, ombroso e sempre più incalzante romanticismo.

La mostra prosegue attraverso altre sezioni, tra cui quella dedicata ai rapporti che Ingres ha avuto con l’Italia, senza tralasciare qualche nota, non abbastanza indagata, ai rapporti con lo scultore e grande amico Lorenzo Bartolini. Bellissima anche la serie completa dei Fasti di Napoleone di Andrea Appiani, ben esposti e ben in dialogo con le altre opere in sala.

Dopo tutto ciò, come se non bastasse, si materializza davanti ai nostri occhi il Napoleone I sul trono imperiale, per la prima volta esposto in Italia. Datato 1806 è opera capitale della storia dell’arte. Le vicende travagliate e la fortuna critica ferocemente negativa che si scagliò gravemente contro questo dipinto non saranno qui indagate perché non basterebbe un libro per scrivere tutto quanto ci sarebbe da scrivere. Mi limito a rilevare come questo capolavoro assoluto sia esposto correttamente e la sala, caratterizzata da luci soffuse, contribuisce sì a mitizzare l’opera, ma lo fa perché l’opera nasce per essere venerata come effige d’un Napoleone che è ieratico, irraggiungibile e ultraterreno come Giove/Dio Padre. Oltretutto nello spazio antistante il dipinto sono esposti disegni preparatori e di ricerca che aiutano il visitatore a comprendere meglio la genesi dell’opera.

Notevole è anche l’ultima sala che, dopo un excursus sulla produzione troubadour e di derivazione storico-letteraria di Ingres, propone un acutissimo allestimento per la grande tela Gesù consegna le chiavi a San Pietro. La tela è infatti esposta di modo che lo spettatore possa osservarla sia davanti ad essa, come sempre avviene, sia, facendo qualche passo indietro, preceduta da una sorta di griglia tubolare sulla quale sono montati disegni preparatori e bozzetti propedeutici proprio alla realizzazione dell’opera finita. Così esposte, al visitatore basterà spostare lo sguardo dai disegni in primo piano alla tela in secondo piano per osservare gli stessi dettagli come definiti dall’artista in fase di progettazione dell’opera e come affrontati dallo stesso sulla tela finita. Tutto ciò è bello, per certi versi divertente e coinvolgente, ma soprattutto è utile alla comprensione.

Insomma, questa mostra è validissima. La ricerca e il confronto che hanno caratterizzato le indagini di curatrice e storici dell’arte che hanno lavorato al progetto sono proposti in egual modo agli spettatori, i quali non si sentiranno mai presi in giro da una esposizione riempitiva, bensì si sentiranno partecipi dei ragionamenti. La comprensione delle vicende artistiche tra Francia e Italia all’epoca napoleonica è dunque indagata bene e spiace davvero aver trovato le sale vuote mentre, nello stesso momento e nello stesso palazzo, si creavano code di quasi un’ora per visitare la vuota e sterile parade dei capolavori di Antonello da Messina. A chi e che cosa imputare la colpa? Non lo so e comunque non voglio addentrarmi in questo ragionamento. Sono però certo che il divieto di scattare fotografie all’interno della mostra abbia giocato un ruolo in tutto ciò. All’epoca dei social network è un antiquato suicidio non permettere al visitatore di scattare fotografie con gli smartphone: la qualità dell’immagine sarà sempre e comunque non adatta alla pubblicazione e allo sfruttamento editoriale dell’immagine dell’opera, mentre l’organizzazione guadagnerebbe moltissima visibilità dal passaparola e dal tam tam mediatico che si creerebbe fisiologicamente attraverso piattaforme come facebook e instagram. Peccato.

Danilo Cardone

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...