33 abitanti, 16.000 libri. Il curioso caso di Quintanalara

Spagna, Quintanalara, provincia di Burgos.

A 250km a nord di Madrid si trova questo piccolo borgo. Negli ultimi 10 anni un decremento della popolazione ha dimezzato i residenti riducendoli allo strabiliante numero di 33, di cui pare soltanto 9 risiedano stabilmente per tutto l’arco dell’anno.

Che cosa c’è di speciale in tutto ciò? Nulla. Perlomeno sino a pochi giorni fa, quando ha aperto una biblioteca. Non una come le altre, ma una destinata al solo bookcrossing e alle donazioni. Il bookcrossing, per chi non lo sapesse, è quella pratica libraria per la quale prendo un libro e al suo posto ne lascio un altro per chi vorrà leggerlo in futuro. Il tutto in maniera gratuita, per una libera circolazione della cultura.

Ebbene, questa biblioteca ha aperto i battenti senza troppe pretese, ma con il meraviglioso orario di 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno. Ben presto la notizia ha suscitato clamore e in brevissimo tempo l’ammontare totale dei libri donati ha superato i 16.000 volumi. Sedicimila per 33 abitanti ! [Anche se io, che sono un diffidente, controllando sul sito ufficiale del bookcrossing leggo di un patrimonio librario censito di 10.723 volumi, che comunque non è poco e che forse non calcola riviste ed enciclopedie.]

La notizia è obiettivamente straordinaria. Contro ogni logica culturale ha serenamente battuto il risultato di molte biblioteche di città ben più popolose di questa.

Rapido il tam-tam in rete e sui giornali, e in men che non si dica Quintanalara è diventato da sperduto borgo di sonnacchiosi agricoltori e allevatori a potenziale capitale europea della letteratura. Questo è proprio uno dei temi da sottolineare: nel nulla o quasi di quella frangia di Spagna si sta costituendo un polo indipendente di cultura che i cittadini hanno immediatamente dimostrato di apprezzare. L’iniziativa del singolo, il consigliere alla cultura, ha scatenato una reazione inaspettata che testimonia la sete di cultura dell’essere umano. E’ probabile che dopo tutto questo clamore mediatico si possa instaurare un festival della letteratura, così come è altrettanto probabile che qui sorgeranno nuove strutture ricettive per un turismo culturale “di massa” che probabilmente già in queste ore sta dando i suoi primi segnali. Se è un bene bisognerà aspettare per poterlo dire, ma sicuramente se la questione viene gestita con lo spirito etico che ha portato all’apertura di questa biblioteca, tutto non potrà che andare per il meglio radicando una nuova realtà che dovrebbe far riflettere e non solo in Spagna.

In Italia, invece, conosciamo bene la realtà delle nostre biblioteche. Un giorno riducono il personale, quello dopo l’orario di apertura e, se siamo fortunati, non chiudono.

In questi giorni alcune persone mi hanno amichevolmente parlato della Biblioteca Fabrizio Delussu, a Torino. Una piccolissima giovane realtà indipendente che vorrebbe diventare una biblioteca di quartiere. Ebbene, questa lodevole iniziativa cittadina che prendo ad esempio così come avrei potuto prenderne un’altra a caso tra le centinaia di biblioteche simili in tutta Italia, può vantare in archivio qualche migliaio di libri. Utenti? Una manciata appena. Spazi messi a disposizione dal comune? Una piccola saletta in un edificio che ospitò un’anagrafe. Il dato più rilevante, però, è il numero dei donatori di libri: ogni giorno si presentano persone che vogliono donare scatoloni e scatoloni pieni zeppi di libri più o meno d’interesse collettivo.

Ecco dunque che qui come a Quintanalara si deve analizzare il dato, che subito è parso miracoloso, con un minimo in più di profondità: una tale mole di donazioni [alla biblioteca spagnola l’Universidad de Navarra ha donato 2.000kg di libri] è davvero un fatto positivo? Intendo: se la gente ha davvero così tanta voglia di leggere, perché regala i libri? Per condividerli, va benissimo. Sarebbe stupendo, ma dubito che tutti siano così filantropi e altruisti. Il dubbio che s’insinua nella mia mente è che buona parte dei donatori voglia solo disfarsi di quei libri polverosi. Splendidi libri che magari hanno ereditato così come romanzi comprati in gioventù da leggere in spiaggia sotto il sole di una agostina vacanza. Questo cambia la prospettiva del successo di queste iniziative. In negativo, ovviamente, ma spiega perfettamente perché migliaia di libri vengono donati a una piccolissima biblioteca di quartiere che non sa nemmeno dove stivare tutto il materiale donato, ma malgrado ciò il numero degli utenti non si riduce che a poco più di qualche anziana signora che non sa come ingannare le proprie solitarie giornate.

Ovviamente questo è positivo. Lode a chi dona quei libri, sempre! Il fatto che tutto ciò non venga cestinato senza rispetto è ammirevole. Quel che un po’ mi rattrista è vedere come in Spagna in un paese di meno di 50 abitanti si apre una biblioteca e la gente la prende d’assalto, mentre in Italia una piccola biblioteca apre e, invece che essere valorizzata come meriterebbe, qualcuno la scambia per un mercatino dell’usato.

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