Pompei, i laureati, i profughi

Dal sito de Il Mattino apprendiamo che il Soprintendente alla Cultura di Pompei, Massimo Osanna, ha avanzato l’ipotesi di utilizzare [sono indeciso se scrivere il verbo sfruttare. Voi che cosa mi consigliate?] i migranti profughi a lavorare al sito archeologico di Pompei.

A suo dire:

in Italia arrivano centinaia di profughi laureati e con specifiche professionalità che percepiscono sussidi senza lavorare. Perché non impiegarli nei beni culturali?

Domanda 1: il prof. Osanna non è a conoscenza del fatto che in Italia abbiamo migliaia di storici dell’arte e di archeologi laureati e con specifiche professionalità che non hanno un posto di lavoro, tantomeno nei beni culturali?

Domanda 2: i preparatissimi laureati profughi saranno delle eccellenze in quanto a storia dell’arte e archeologia del loro paese di origine. Non oserei mai metterlo in dubbio, in primis perché non conosco la situazione delle accademie di quei luoghi e non conosco la preparazione che forniscono. Mi chiedo però con molta semplicità come il soprintendente Osanna possa pensare che uno chiunque di costoro possa competere con le conoscenze dei nostri giovani che in Italia, magari proprio a Pompei, vivono e studiano da anni. Nel senso: se io andassi in Libia rimarrei sempre uno storico dell’arte, ma che ne potrei dire della loro arte? Ben poco.

Però il soprintendente dal cognome liturgico, puntualizza

Potrebbero fare i giardinieri oppure occuparsi della manutenzione ordinaria dell’area archeologica.

Insomma: prima erano splendidi laureati, ma di colpo diventano giardinieri per la manutenzione ordinaria.

Qualcuno potrebbe obiettare che questi profughi sono già “stipendiati” dal sussidio dello Stato e dunque potrebbe essere un bene usufruire delle loro braccia per fare lavori di questo tipo. Io però a questa obiezione replicherei chiedendo: perché allora non mettere i profughi anche negli ospedali al posto degli infermieri? Perché non uno a insegnare nelle scuole? Sono già pagati, non è vero? In altre parole: perché gli specialisti dei beni culturali sembra che possano essere sostituiti senza alcun problema da persone totalmente inesperte nel ramo, mentre [e giustamente] in altri ambiti si rispetta la preparazione specialistica del caso?

Il discorso è sempre lo stesso, ormai da anni: che si favorisca l’integrazione è una cosa splendida. Che si aiuti questi poveri profughi, lo è altrettanto. Ma sono sicuro che con un tasso di disoccupazione del 25,8% nell’area metropolitana di Napoli [urbistat 2014] qualche giardiniere e qualche storico dell’arte o archeologo volenteroso che in cambio di una paga adeguata svolgerebbero quelle mansioni, li si troverebbe con facilità.

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