Da Pisa a Siracusa, i beni culturali in disfacimento

In un paio di giorni abbiamo dovuto assistere a due notizie che farebbero ridere se di mezzo non ci fossero dei beni culturali dello Stato, ovvero patrimonio di tutti noi.

Da Pisa, in seguito a un esposto del capogruppo in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle Elisabetta Zuccaro, si apprende che alla Biblioteca Universitaria c’è stato un allagamento. Le questioni mi paiono due.

Primo: la Biblioteca ha sede in Palazzo della Sapienza, un vastissimo edificio la cui costruzione del nucleo originale risale al 1486 per volere di Lorenzo de’ Medici. Un tubo si può rompere, senza ombra di dubbio, ma come il recente disastro del Lungarno di Firenze insegna, basterebbe una manutenzione programmata per evitare molti di questi incidenti, soprattutto in luoghi d’interesse storico-artistico. In questo caso, per giunta, il palazzo è chiuso dal 2012 per segni di cedimento strutturale e da qualche mese si stanno facendo lavori di restauro. Sarà un caso o sarà semplice incompetenza di chi sta conducendo quei lavori?

Secondo: Il tubo che è scoppiato ha allagato non una zona a caso, ma una sala della biblioteca. Una biblioteca storica da 480mila volumi in un palazzo storico. Il risultato? Si parla di centinaia di libri annacquati, tra cui molte cinquecentine! Preziosissimi libri stampati nel XVI secolo che hanno superato indenni cinque secoli di storia per finire a bagno durante dei lavori di ristrutturazione.

E attenzione: non è che si sono un po’ inumiditi. Chi ha visto i danni di persona dichiara che non è detto che i libri si possano recuperare!

Passiamo ora a Siracusa, più precisamente a Ortigia che ne è il cuore pulsante sin da tempi antichissimi. Greci, romani, bizantini, arabi, spagnoli… da qui passarono in molti e non sempre in maniera pacifica. Palazzo Borgia del Casale è sito in via Picherali dal 1760 circa ed è sempre stato lì con il suo mascherone dal demoniaco viso allungato. L’edificio è considerato dai siracusani come uno dei simboli della città, ma da qualche ora non ha più quel mascherone a difenderne l’ingresso. Il motivo è tragicomico: un camion che si stava dirigendo al Duomo per ripararne le lancette dell’orologio, malgrado fosse scortato dai vigili, ha incautamente impattato contro il mascherone con una gru che lo ha distrutto.

Adesso, non bisogna sempre scagliarsi contro tutto e tutti. Le vie sono strette, il camion è grosso e metteteci tutto quello che volete come scusante, però io non riesco a mandare giù queste noncuranze. Ma è possibile che l’unico modo per riparare le lancette del Duomo fosse distruggendo un pezzo di un palazzo storico? È possibile che non ci fosse un’altra strada da fare, o semplicemente non si potesse prestare più attenzione? No, perché adesso il risultato è lo stesso dei libri allagati a Pisa: non sappiamo se potrà essere recuperato. Quando un pezzo di un palazzo va in frantumi non sempre si possono raccattare le briciole per riassemblarle. A dir la verità a vedere le foto non mi pare un danno così irreparabile come qualcuno ha sensazionalisticamente annunciato, però il danno c’è, ed è evidentissimo, che si restauri il pezzo rotto o che si commissioni una copia eseguita da scalpellini locali, come qualcuno ha già proposto. Ovviamente in entrambi i casi sarebbe solo un intervento riparatore che non può giustificare danni di questo genere.

Diamo la colpa all’incompetenza di una manovalanza troppo spesso assoldata non per competenza ma per stipendio al ribasso? Diamo la colpa al fato? Fate voi. Io, che ho studiato tanti anni per stare seduto su questa sedia a grattarmi mentre vi scrivo questo articolo, non riesco proprio a farmi andare giù che gente pagata possa compiere errori così grossolani e distruttivi del nostro ineguagliabile patrimonio. Questa sedia, come tante altre in giro per l’Italia, sarebbe molto comoda per certi svogliati incompetenti.

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